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Zone bilanciate o non bilanciate

Fig.3: il bilanciamento delle Zone per mezzo di una resistenza

Fig. 4: doppio bilanciamento

Fig. 2: l'apertura del contatto d'allarme AL, o del tamper TA, genera allarme

 

Prima di descrivere le varie funzioni associabili alle zone è meglio spendere due parole per fare chiarezza sui vari termini utilizzati dai diversi costruttori.

La parola “zona” è la più utilizzata in assoluto, ma è facile imbattersi in altri termini, come “linea” o “ingresso”, che identificano la stessa cosa. Una centrale con 5 zone, o 5 linee, o 5 ingressi, significa che è in grado di gestire in modo completo (memorizzare, escludere, programmare ecc.) 5 diverse segnalazioni d’allarme.

Sempre per chiarezza è bene sottolineare che alcuni costruttori identificano con la parola “zona” ciò che per parte di altri è inteso come “settore” o “area”, ovvero la possibilità di suddivisione dell’impianto.

Una delle caratteristiche principali che distingue i diversi tipi di centrali antifurto presenti sul mercato è il numero di zone gestite. Ci sono centrali, adatte per piccole installazioni, con un numero limitato di zone e di funzioni programmabili, altre invece che hanno un discreto numero di zone, che possono aumentare con delle schede d’espansione, e sono programmabili per tantissime funzioni diverse.

Il consiglio è di non risparmiare sul numero delle zone raggruppando più sensori su una zona sola perché, in caso di problemi, il risparmio iniziale viene vanificato in breve tempo. In caso di falsi allarmi dovuti ad un possibile malfunzionamento di un sensore è difficile capire quale di quelli che sono collegati alla stessa zona dà problemi, e per di più non è possibile escluderlo dalla centrale tramite programmazione.


Zone bilanciate o non bilanciate


Generalmente le zone sono N.C. (Normalmente Chiuse) con riferimento a positivo o negativo, secondo il tipo di centrale, come illustrato in figura 1.

Per aumentare il livello di sicurezza, la chiusura al potenziale di riferimento viene fatta con una resistenza, chiamata “bilanciamento”, come riportato nella figura 2 (l\'apertura del contatto d\'allarme AL, o del tamper TA, genera allarme. Questo tipo di connessione offre un livello di sicurezza non troppo elevato, poichè un cortocircuito tra i due conduttori d\'allarme non è rilevato dalla centrale).

Come evidenziato nelle figure 2 e 3 (il bilanciamento delle Zone per mezzo di una resistenza -fornita a corredo delle centrali- permette il rilevamento da parte della centrale anche della condizione di cortocircuito, elevando il livello di sicurezza), icontatti antimanomissione (tamper) dei vari rivelatori sono collegati in serie: ciò rende difficile identificare quale contatto ha generato allarme di manomissione o risulta essere aperto.

Per ovviare a questo problema alcune centrali utilizzano il “Doppio Bilanciamento”, rappresentato in figura 4 (il doppio bilanciamento, oltre a rilevare il corto circuito, permette alla centrale di riconoscere per ogni singola Zona sia l\'allarme furto sia l\'allarme sabotaggio, senza l\'aggiunta d\'altri ingressi di collegamento. Inoltre, non è più necessaria la connessione in serie di tutti i contatti tamper dei sensori).

In alcuni modelli di centrale antifurto presenti in commercio è possibile la programmazione del bilanciamento delle zone, in altre invece tale parametro è fisso, ovvero o sono o non sono bilanciate.

Le zone N.A. (Normalmente Aperte) non vengono quasi mai utilizzate nelle centrali antintrusione, ma nel caso lo fossero è consigliabile utilizzare il bilanciamento per garantire un adeguato livello di sicurezza, altrimenti in caso di interruzione del collegamento (ad esempio il taglio dei cavi) la centrale non darebbe alcuna segnalazione d’allarme.


La specializzazione delle zone


Oggi la tendenza è quella di utilizzare la centrale antintrusione come una centrale multifunzione, che oltre a segnalare il furto possa gestire altre tipologie di allarme.

Grazie all’utilizzo del microprocessore e dei terminali di programmazione con display lcd a prezzi sempre più bassi, anche le centrali di fascia media dispongono di prestazioni sempre più sofisticate.

La specializzazione primaria rimane ovviamente quella del furto, ma con delle varianti in grado di soddisfare al meglio qualsiasi esigenza.

Furto istantaneo: l’apertura o lo sbilanciamento della zona ad impianto inserito provoca un allarme immediato sulle uscite di segnalazione furto.

Furto ritardato: l’apertura o lo sbilanciamento della zona ad impianto inserito1 non provoca allarme durante il tempo di ritardo d’uscita (programmabile in quasi tutte le centrali), mentre genera un allarme sulle uscite di segnalazione furto allo scadere del tempo di ritardo d’ingresso impostato.

Furto ultima uscita: è simile al ritardato, con la differenza che la sua apertura e richiusura durante il tempo di ritardo d’uscita azzera lo stesso tempo d’uscita, mentre all’ingresso si comporta come il ritardato.

Furto percorso: deve essere abbinata ad una zona programmata come ultima uscita. All’attivazione dell’impianto si comporta come una zona furto ritardato, ovvero è soggetta al tempo di ritardo d’uscita impostato, mentre all’ingresso è ritardata se viene aperta, o sbilanciata, dopo la zona furto ultima uscita, altrimenti è istantanea (figura 4).

In alcune centrali alle zone furto possono associate delle funzioni ausiliarie, che possono risultare utili in certe applicazioni. L’apertura di una zona furto ad impianto disinserito, a cui è associata la funzione Chime o Gong, provoca una segnalazione su un’uscita dedicata, mentre ad impianto attivo provoca allarme furto.

Un tipico impiego è il contatto magnetico sulla porta d’ingresso di un negozio, che quando viene aperta con antifurto disinserito fa suonare un campanello elettronico. Una funzione simile è la luce di cortesia che, sempre ad impianto disinserito, fa commutare un’uscita dedicata per accendere una o più lampade (corridoi, scale, garage, ecc.).

L’associazione di due zone in “and” provoca allarme furto solo quando entrambe le zone si aprono, o si sbilanciano entro un determinato periodo di tempo (in genere qualche minuto). Questa funzione può essere utile in certi tipi di protezioni perimetrali esterne, ad esempio le barriere a raggi infrarossi, per ridurre il rischio di falsi allarmi.

Oltre alle zone furto, ogni centrale antifurto deve avere almeno una zona dedicata all’allarme sabotaggio. Questa zona non può essere programmata in altro modo, ed è sempre attiva, quindi anche ad impianto disinserito genera allarme almeno su un’uscita dedicata. Ad essa si collegano in serie i contatti antimanomissione (tampers) di tutti i dispositivi (centrale, sensori, sirene, attivatori ecc.) che fanno parte dell’impianto.

In alcune centrali vi è la possibilità di programmare delle zone per segnalare condizioni diverse dal furto: in genere sono sempre attive (come l’antimanomissione) e generano allarme su uscite diverse da quelle dedicate al furto. Gli esempi più ricorrenti sono il Panico, l’Antirapina ed il Telesoccorso, simili tra loro, ma con finalità diverse.

L’allarme generalmente è di tipo “silenzioso”, ovvero non viene propagato da una sirena, ma attraverso un combinatore telefonico (su linea Pstn o Gsm) verso un centro di telesorveglianza. Le zone programmate come allarme tecnologico ampliano la funzionalità della centrale antintrusione, permettendo la gestione di sensori che rilevano l’allagamento, le fughe di gas, e l’incendio, ma con utilizzo limitato alle applicazioni che non sono soggette a disposizioni di legge o particolari normative.

Generalmente le zone sono N.C. (Normalmente Chiuse) con riferimento a positivo o negativo, secondo il tipo di centrale, come illustrato in figura 1.

Per aumentare il livello di sicurezza, la chiusura al potenziale di riferimento viene fatta con una resistenza, chiamata “bilanciamento”, come riportato nella figura 2 (l\'apertura del contatto d\'allarme AL, o del tamper TA, genera allarme. Questo tipo di connessione offre un livello di sicurezza non troppo elevato, poichè un cortocircuito tra i due conduttori d\'allarme non è rilevato dalla centrale).

Come evidenziato nelle figure 2 e 3 (il bilanciamento delle Zone per mezzo di una resistenza -fornita a corredo delle centrali- permette il rilevamento da parte della centrale anche della condizione di cortocircuito, elevando il livello di sicurezza), i contatti antimanomissione (tamper) dei vari rivelatori sono collegati in serie: ciò rende difficile identificare quale contatto ha generato allarme di manomissione o risulta essere aperto.

Per ovviare a questo problema alcune centrali utilizzano il “Doppio Bilanciamento”, rappresentato in figura 4 (il doppio bilanciamento, oltre a rilevare il corto circuito, permette alla centrale di riconoscere per ogni singola Zona sia l\'allarme furto sia l\'allarme sabotaggio, senza l\'aggiunta d\'altri ingressi di collegamento. Inoltre, non è più necessaria la connessione in serie di tutti i contatti tamper dei sensori).

In alcuni modelli di centrale antifurto presenti in commercio è possibile la programmazione del bilanciamento delle zone, in altre invece tale parametro è fisso, ovvero o sono o non sono bilanciate.

Le zone N.A. (Normalmente Aperte) non vengono quasi mai utilizzate nelle centrali antintrusione, ma nel caso lo fossero è consigliabile utilizzare il bilanciamento per garantire un adeguato livello di sicurezza, altrimenti in caso di interruzione del collegamento (ad esempio il taglio dei cavi) la centrale non darebbe alcuna segnalazione d’allarme.


La specializzazione delle zone


Oggi la tendenza è quella di utilizzare la centrale antintrusione come una centrale multifunzione, che oltre a segnalare il furto possa gestire altre tipologie di allarme.

Grazie all’utilizzo del microprocessore e dei terminali di programmazione con display lcd a prezzi sempre più bassi, anche le centrali di fascia media dispongono di prestazioni sempre più sofisticate.

La specializzazione primaria rimane ovviamente quella del furto, ma con delle varianti in grado di soddisfare al meglio qualsiasi esigenza.

Furto istantaneo: l’apertura o lo sbilanciamento della zona ad impianto inserito provoca un allarme immediato sulle uscite di segnalazione furto.

Furto ritardato: l’apertura o lo sbilanciamento della zona ad impianto inserito1 non provoca allarme durante il tempo di ritardo d’uscita (programmabile in quasi tutte le centrali), mentre genera un allarme sulle uscite di segnalazione furto allo scadere del tempo di ritardo d’ingresso impostato.

Furto ultima uscita: è simile al ritardato, con la differenza che la sua apertura e richiusura durante il tempo di ritardo d’uscita azzera lo stesso tempo d’uscita, mentre all’ingresso si comporta come il ritardato.

Furto percorso: deve essere abbinata ad una zona programmata come ultima uscita. All’attivazione dell’impianto si comporta come una zona furto ritardato, ovvero è soggetta al tempo di ritardo d’uscita impostato, mentre all’ingresso è ritardata se viene aperta, o sbilanciata, dopo la zona furto ultima uscita, altrimenti è istantanea (figura 4).

In alcune centrali alle zone furto possono associate delle funzioni ausiliarie, che possono risultare utili in certe applicazioni. L’apertura di una zona furto ad impianto disinserito, a cui è associata la funzione Chime o Gong, provoca una segnalazione su un’uscita dedicata, mentre ad impianto attivo provoca allarme furto.

Un tipico impiego è il contatto magnetico sulla porta d’ingresso di un negozio, che quando viene aperta con antifurto disinserito fa suonare un campanello elettronico. Una funzione simile è la luce di cortesia che, sempre ad impianto disinserito, fa commutare un’uscita dedicata per accendere una o più lampade (corridoi, scale, garage, ecc.).

L’associazione di due zone in “and” provoca allarme furto solo quando entrambe le zone si aprono, o si sbilanciano entro un determinato periodo di tempo (in genere qualche minuto). Questa funzione può essere utile in certi tipi di protezioni perimetrali esterne, ad esempio le barriere a raggi infrarossi, per ridurre il rischio di falsi allarmi.

Oltre alle zone furto, ogni centrale antifurto deve avere almeno una zona dedicata all’allarme sabotaggio. Questa zona non può essere programmata in altro modo, ed è sempre attiva, quindi anche ad impianto disinserito genera allarme almeno su un’uscita dedicata. Ad essa si collegano in serie i contatti antimanomissione (tampers) di tutti i dispositivi (centrale, sensori, sirene, attivatori ecc.) che fanno parte dell’impianto.

In alcune centrali vi è la possibilità di programmare delle zone per segnalare condizioni diverse dal furto: in genere sono sempre attive (come l’antimanomissione) e generano allarme su uscite diverse da quelle dedicate al furto. Gli esempi più ricorrenti sono il Panico, l’Antirapina ed il Telesoccorso, simili tra loro, ma con finalità diverse.

L’allarme generalmente è di tipo “silenzioso”, ovvero non viene propagato da una sirena, ma attraverso un combinatore telefonico (su linea Pstn o Gsm) verso un centro di telesorveglianza. Le zone programmate come allarme tecnologico ampliano la funzionalità della centrale antintrusione, permettendo la gestione di sensori che rilevano l’allagamento, le fughe di gas, e l’incendio, ma con utilizzo limitato alle applicazioni che non sono soggette a disposizioni di legge o particolari normative.

09.05.2018
 
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